Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 
Sei in: - STORIA - Ovindoli e la Cona

Impressioni di un non-ovindolese sulla decennale raccolta de LA CONA
Testi a cura del Prof. Angelo Melchiorre  maggiori info autore
Mi fa piacere poter parlare di Ovindoli e scrivere su un giornale" ovindolese, perché Ovindoli mi ricorda alcuni momenti felici della mia infanzia e della mia giovinezza: ad esempio, i numerosi campeggi in Val d'Arano, oppure le gite con gli alpini o le scorrebande in bicicletta dall'Aquila all'altipiano delle Rocche (negli anni 19531957). Ovindoli, oggi, si è trasformata rispetto a quegli anni oramai abbastanza lontani, Eppure, qualcosa di allora e rimasto. E' rimasta, ad esempio, la piazza, quella "cona" che ha dato il nome al giornale parrocchiale, divenendo (tin dal 1969 anno di nascita del periodico) il simbolo di tutta la famiglia, quella ovindolese, "legata - come scriveva don Bruno sul primo numero - da un filo d'oro: 1'amore" Gli inizi del giornale furono modesti (e lo si vede sfogliando l'album che raccoglie tutti i numeri), come modesta e semplice era la vita che si svolgeva ad Ovindoli: erano poveri fogli ciclostilati, che nascevano esclusivamente dall'invito di don Bruno alla fraternità: "Vogliamoci bene, costa cosi poco!". Comunque, nonostante l'estrema povertà di mezzi, il giornaletto riusci a farsi apprezzare ben presto. 
  
L'annuncio della sua nascita fu dato, il 7 aprile del 1970, perfino dal quotidiano romano "II Tempo"; e, nel dicembre dello stesso anno, assunta un aveste tipografica piu decorosa (doppio foglio stampato, a due colori), usci come supplemento di "La Voce del Pastore". Il nuovo abito prometteva, finalmente, a "La Cona" di diventare i! giornale di tutti gli ovindolesi di tutte le 300 famiglie di Ovindoli. E dan Bruno poteva, ovviamente, permettersi di chiedere la collabormione di tutti per la migliore riuscita dell'iniziativa. Viene costituito un "comitato di redazione"; cominciano a giungere i primi contributi (un servizio "turistico" di don Luigi Di Genova, abate di Pescasseroli; uno studio su Ovindoli, di Fabio Rantucci). 
  
Ma il momento migliore e certamente quello rappresentato dall'ingresso, nella redazione, dei giovani del "Gruppo Culturate", guidati da Pasqualino Coia, che nel suo primo servizio annuncia le 'novità' det giornale: servizi piu incisivi sulla realtà locale, stimoli per un risveglio culturale, maggiore attenzione ai problemi dei giovani. Due anni dopo (forse anche per 1'azione di risveglio operata da "La Cona") nasce ad Ovindoli il "Gruppo Protezione Natura". E, nel 1978, in occasione della riapertura al culto della chiesa parrocchiale, il giornale esce in veste particolarmente elegante, che si ripete l'anno successivo, in conconutanza con la "Missione popolare" tenutasi in Ovindoli al termine della stagione invernale. 
  
Una storia apparentemente rapidissima, questa da me tracciata, ma e una storia di oltre dieci anni: faticosa e pesante, per chi ha dovuto superare difficoltà e delusioni, ma anche ricca di soddisfazioni se, dopo tanto tempo, gli Ovindolesi ormai non possono piu rinunciare all'idea di veder giungere nelle loro case la loro "Cona". Sono dieci anni di cronaca ovindolese: dati anagrafici, celebrazioni e ricorrenze, arrivi e partenze, feste e circostanze dolorose, ricordi e speranze. E c'è la rievocazione dei pellegrinaggi che si facevano un tempo alla Triniti di Vallepietra (in un servizio firmato da Rosella, Angela, Ersilia, Luisa e Claudia); c'e l'iniziativa della Confraternita "Maria SS.ma delle Grazie", che nel 1978 fece indorare un artistico e prezioso calice d'argento del 1716; vi si può leggere la traduzione del capitolo Vlll delle "Historiae Marsorum'* del Febonio, fatta dal prof. Manfredo Santucci; vi e riferita la notizia di un eccezionale programma televisivo del TG2 su Ovindoli, programma che andò in onda il 1B marzo del 1979. E si potrebbe continuare a lungo, con una elencazione di titoli e di argomenti che fanno de "La Cuna" una delle migliori raccolte di documenti della vita ovinr1olese di questi ultimi dieci anni. 
Ecco quello che un non-ovindolese ha potuto "leggere" su "La Cona', ecco le sue riflessioni e le sue impressioni. Tutt'al piu, si potrebbe aggiungere un consiglio: quello di arricchire "La Cona" con notizie di carattere storico, artistico, folklorico, che potrebbero far diventare il giornale la "voce" non solo degli ovindolesi, ma anche dei turisti e dei villeggianti. Cosa che sta avvenendo negli ultimi numeri. 
 
Sarebbe interessante, ad esempio, riscoprire e rivelare ciò che ovindoli era un tempo, quali erano i suoi "monumenti", quale la vita dei suoi abitanti. Si pensi che nel 1850 il sindaco di Ovindoli, il signor Colabianchi, fu costretto a scrivere al Sotto-Jntendente del Distretto di Avezzano, pregandolo di non far salire i Missionari nel suo paese, perché questo clima di aria è assai freddo per le acque e le nevi; un buon numero della popolazione trovasi emigrato per 1'Agro Romano e per la Puglia, e molti trovansi ad abitare nei Casali vicino Celano". Quindi, se i Missionari si fossero recati (con loro grande sacrificio) ad Ovindoli, avrebbero trovato un paese spopolato e desolato. E ancora nel 1907 - secondo la relazione che fa il Vescovo dei Marsi di quell'epoca - Ovindoli (non ancora trasformata dal turismo) doveva apparire in uno stato dolorosamente misero, se perfino la chiesa era poco curata, gli altari avevano tutti bisogno di restauri ("l'altare di S. Antonio si trova in stato di squallore...
  
Nell'altare dell'Assunta il sepolcretto èaperto..."), il culto dei Santi e le feste liturgiche venivano del tutto trascurate salvo a festeggiare l'unica grande testa paesana, quella patronale, con la banda che entrava perfino in chiesa e con il "clamore dei fedeli" perfino durante le celebrazioni liturgiche. Un momento di crisi, questo che va dalla meta dell'Ottocento al primo Novecento, cui si contrappone un'immagine diversa della Ovindoli precedente, la cui scuola (nel 1817) comprendeva ben 42 alunni (piu numerosi di quelli di Avezzano) guidati dal maestro Michele Rinaldi; nella cui chiesa esistevano "Benefici" appartenenti a famiglie rispettabilissime (quello di S. Nicola di Bari, della famiglia Sebastiani; quello della Madonna del Carmelo, di ius-patronato della famiglia Coia); la cui economia, basata soprattutto sulla pastorizia, appariva ancora florida e sicura. 
  
E sarebbe simpatico confrontare i vecchi toponimi con i nuovi: Prato a Luco, Nicoli; Collevaccaro, Castelluccio, Vaccamorta, La Fonte delli Sprini, lo Spanneturo, Vallelacera, Pratopinto, ecc.; cosi come sarebbe utile raccosliere presso gli anziani i tradizionali termini dialettali, i racconti, le canzoni, le storie e le leggende dei padri e dei nonni ovindolesi. La "Cona" e un atto d'amore: e potrebbe essere, dunque, anche un atto d'amore tra il passato (che sta tramontando) e il presente (che sta sviluppandosi). Un atto d amore, che farebbe sentire i giovani ancora un po' legati alla loro terra, e gli anziani non più traditi ed abbandonati dai giovani. 
 
 
Sei in: - STORIA - Ovindoli e la Cona

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright